Grosse novità in quel del Vomero. Della cucina di Mostobuono credo già di avervene parlato qualche volta. Uno dei miei ristoranti preferiti in città. Cucina semplice, facilmente intellegibile ed un percorso che è salito in crescendo fino ad approdare compiutamente ad una proposta più sofisticata che parla di tradizione, di contemporaneità, di sensazioni gourmet e di un filone culinario sempre più sviluppato che passo dopo passo si sta conquistando nuovi spazi, nuovi territori ed un palcoscenico sempre più ampio.

Aria di primavera, aria di rinnovamento. In sala come in cucina. E’ tempo di cambiare. Al posto del bravissimo Pasquale Rinaldo che ha segnato sotto la direzione di Davide Schiano Lo Moriello l’inizio di questo percorso arriva Antonio Siesto. Uno chef di altissimo profilo e di scuola stellata. Una cucina che sarà di rinnovamento la cui preview del nuovo menù parla di territorio, di cultura e ancor di più di questa vena creativa che in via Enrico Alvino pare essere sempre più lanciata.

Laddove si è celebrata la mia rubrica La Tradizione Incontra il Giappone approda un nuovo chef. Raccontare la cucina di Mostobuono è stato un privilegio, sperando di poterlo fare ancora provo a descrivervi ciò che sarà. Una cucina più materica, più dedita a scoprire il lato primal della Campania e dell’Italia intera. Su tutti mi aspetto un godurioso Tonnarello Cacio, Pepe di Sechuan e Lime. Una fotografia di una cucina che pur rimanendo fedele a se stessa giustamente cambia veste. Dopo un anno di effetto Kokuni, di cucina equilibrata e femminile si cambia con la cucina di Siesto, raffinata, materica e primale. Il supporto delle paste del Pastificio dei Campi di cui lo chef Siesto è diventato testimonial coronerà il culmine di questo passaggio di consegne al Vomero. Qualcosa non cambierà. La Genovese. La Genovese rimarrà un simbolo del progetto, un simbolo della storia, un simbolo di questo percorso iniziato prima ancora che dagli chef in avvicinamento da Davide e Paolo nel cuore del Vomero.

Tante anime che si fondono insieme in un unico progetto, quello di Davide Schiano Lo Moriello. Una realtà molto forte dal punto di vista della comunicazione che si è radicata al Vomero mettendosi in discussione e facendo leva su una cucina di grande sostanza, contemporanea, di tradizione mai nostalgica. Una cucina al momento tra le salde redini dello chef Pasquale Rinaldo che è riuscito nel difficile compito di dare immediatezza e leggerezza ai classici della tradizione napoletana, alternandoli con piatti più marcatamente contemporanei. Fenomeno dei media appunto ma che dal punto di vista della sostanza mi ha stupito piacevolmente. Decoro rustico, vini in bella mostra ma soprattutto tanta Campania, in bottiglia e nel calice. Piatti ben strutturati, ideazione puntuale e tanto cuore.”

Così in passato ho descritto la cifra gastronomica, l’anima, il cuore di Mostobuono. Adesso per me è diventato quasi come una seconda casa, un centro di ricerca, un luogo in cui il mutamento della cucina è sempre stato un crescendo. Conosco la proprietà, spero di conoscere ancor meglio il bravissimo Antonio Siesto di cui ho sentito solo parlare bene. Il progetto si evolve, la cucina si evolve, il Vomero deve solo tenersi pronto.